LETTERA AL PAPA

Beatissimo Padre,

Poiché il martirio è un dono dell'amore di Dio, questa nostra Chiesa Palermitana, fermamente consapevole di avere ricevuto questo dono, ha iniziato l'itinerario previsto dai canoni della Chiesa perché venga riconosciuta la morte di don Giuseppe Puglisi, presbitero di questa Chiesa ucciso dalla mafia, come martirio cristiano.

I vescovi siciliani hanno dichiarato nel 1994 che la «incompatibilità con il Vangelo è intrinseca alla mafia per se stessa, per le sue motivazioni e per le sue finalità, oltre che per i mezzi e per i metodi adoperati. La mafia appartiene, senza possibilità di eccezione, al regno del peccato e fa dei suoi operatori altrettanti operai del Maligno. Per questa ragione, tutti coloro che, in qualsiasi modo deliberatamente, fanno parte della mafia o a essa aderiscono o pongono atti di connivenza con essa, debbono sapere di essere e di vivere in insanabile opposizione al Vangelo di Gesù Cristo e, per conseguenza, di essere fuori della comunione della sua Chiesa».

Una profonda ispirazione evangelica permeava l'azione pastorale di questo parroco della borgata palermitana di Brancaccio. L'annunzio di Gesù Cristo desiderava incarnarlo nel territorio, assumendone tutti i problemi per farli propri della comunità cristiana. Ma questo significava evidenziare le piaghe di sofferenza e di sfruttamento, significava inserire nel territorio fermenti evangelici nuovi, attenzioni nuove che turbavano equilibri e interessi consolidati, aprivano varchi nel controllo del territorio da parte della mafia, sollecitavano una fede religiosa che si traduceva in processi di liberazione dal male.

Ma questa fedeltà a Cristo e al suo vangelo segnò la sua condanna a morte. Don Giuseppe Puglisi ha realizzato quella "coraggiosa testimonianza" di fede cristiana di cui aveva parlato papa Giovanni Paolo II pochi mesi prima ad Agrigento: «La vera forza in grado di vincere queste tendenze distruttive sgorga dalla fede. Questa però esige non solo un'intima adesione personale ma anche una coraggiosa testimonianza esteriore, che si esprime in una convinta condanna del male. Essa esige qui, nella vostra terra, una chiara riprovazione della cultura della mafia, che è una cultura di morte, profondamente disumana, antievangelica, nemica della dignità delle persone e della convivenza civile». Il papa poi aggiungeva l'invito a testimoniare Gesù Cristo fino al martirio: «La chiesa siciliana è chiamata, oggi come ieri, a condividere l'impegno, la fatica e i rischi di coloro che lottano, anche con discapito personale, per gettare le premesse di un futuro di progresso, di giustizia e di pace per l'intera isola». Pochi giorni dopo l'uccisione di Puglisi, il papa augurava: «Che il sangue innocente di questo sacerdote porti pace alla cara Sicilia».

Scrivono di don Puglisi i vescovi italiani nel recente documento Per un paese solidale. Chiesa e Mezzogiorno: «Egli seppe magistralmente coniugare, soprattutto nell'impegno educativo tra i giovani, le due istanze fondamentali dell'evangelizzazione e della promozione umana[1], che configurano l'orizzonte di quell'umanesimo integrale, che trova nell'Eucaristia origine e compimento. Dalla vicenda "eucaristica" di don Puglisi, come di chiunque ha reso testimonianza a Cristo fino al dono della propria vita, si può ricavare, appunto, la consapevolezza credente che pane e Vangelo non possono essere disgiunti né nelle attese della nostra gente, né nella volontà di Dio. Il pane dà l'idea della quotidianità nel sostentamento di ciascuno: è simbolo della possibilità di vivere, a volte di sopravvivere, che invochiamo ogni giorno nella preghiera che Cristo ci ha consegnato (cfr Lc 11,3). Il Vangelo ci è donato e spiegato da colui che lo ha annunciato per primo, con la sua stessa Pasqua, [...] come un chicco di frumento che marcisce per poi germogliare tra le zolle di un terreno altrimenti destinato a restare sterile (cfr Gv 12,24): cioè come appello esigente all'umile ma coraggioso dono di sé. Don Pino Puglisi lo sapeva e lo insegnava ai giovani che partecipavano agli incontri e ai campi vocazionali da lui organizzati per la diocesi di Palermo, come pure ai ragazzi della sua parrocchia».

La testimonianza del martire per fedeltà a Cristo nella giustizia e nella carità infatti è annunzio di altissimo valore religioso ed etico, perché supremo gesto di amore che attinge, come ogni gesto di totale gratuità, la realtà stessa di Dio. In questo modo l'annunzio religioso diventa fatto non marginale, ma coinvolgente la profonda realtà dell'uomo, e apre misteriosi spazi di fede, di speranza, di amore non solo alla comunità cristiana, ma ancora a tutti gli uomini, che credono nella giustizia e per la dignità dell'uomo sono impegnati.

In questa nostra terra di Sicilia il riconoscimento ecclesiale di questo martirio ha valore di segno e costituisce una svolta verso una pietà popolare orientata alla esemplarità evangelica. Raccontare della morte di un uomo che non ha piegato la testa al potere mafioso per fedeltà a Cristo e ai fratelli annunzia con linguaggio propriamente ecclesiale che l'unica signoria nella storia è quella del Signore Gesù Crocifisso, da cui hanno inizio la libertà del cristiano e la liberazione da ogni sistema di potere che opprime l'uomo e, nel nostro caso, dal potere mafioso, pericolosamente intriso di ambiguo ateismo devoto. Il martirio è parola propria della sequela di Cristo, diventa impegno qualificante e duraturo dell'azione della Chiesa che in questo martirio riconosce i suoi peccati e le sue infedeltà e lo accoglie come indicazione inequivocabile del modo proprio della chiesa di affrontare il male del mondo, che nella nostra terra assume il volto della mafia, e di testimoniare Cristo.

I credenti che sottoscrivono questa lettera, per il bene che ne può derivare a tutta la comunità ecclesiale e in modo particolare a tutti i presbiteri in questo anno ad essi dedicato, nel rispetto delle modalità previste dalla Chiesa, chiedono, Beatissimo Padre, che, in occasione della Sua venuta in Sicilia nel prossimo mese di ottobre, venga solennemente riconosciuta dalla Chiesa come martirio cristiano la morte del presbitero Giuseppe Puglisi, ucciso dalla mafia. Che il Signore porti a compimento il suo dono alle nostre Chiese e a noi dia la forza di essere veri discepoli.

Palermo, 9 giugno 2010

Firmano movimenti e associazioni ecclesiali di Palermo:

Chiesa e Città, Presenza del Vangelo, Comunità di S. Egidio, Istituto Santa Famiglia, Milizia dell'Immacolata di Sicilia, Agesci Conca d'Oro, Movimento dei Focolari, Equipes Notre Dame, Associazione "P. Giuseppe Puglisi. Sì, ma verso dove?", Azione Cattolica di Palermo, Centro Arrupe, Serra Club Palermo, Associazione "Amici di 3P".


[1] Cfr Paolo VI, Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi,8 dicembre 1975, n. 31.